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Dove osa l’Aquilotto

Posted by thepeoplesgame su 7 ottobre 2011

Tra le società professionistiche tagliate dalla Co.Vi.Soc la scorsa estate, si è parlato poco, poi, delle sorti della Cavese, una squadra con una certa tradizione e con un seguito importante.
Per una ricostruzione della calda e lunga estate cavese e dei suoi colpi di scena si può leggere quanto scritto da Fabrizio Prisco, giornalista e associato di Sogno Cavese. Il risultato degli ultimi mesi è una città con tre squadre ed una tifoseria divisa, delusa, confusa, stanca. Ma anche con un cuore pulsante, che non si è arreso, si è rimboccato le maniche ed ha trovato la forza di ripartire. Dal gradino più basso del calcio italiano ma guardando lontano, da una squadra “piccola” ma con un progetto innovativo e trasparente, con una gestione sana, con il coinvolgimento attivo dei tifosi, compresi quelli della Curva Sud Catello Mari: l’atmosfera non sarà  da Terza Categoria, e lo spirito del nuovo club ne fa una realtà del tutto speciale.
La S.S. Cavese 1919, dopo la retrocessione dello scorso maggio e la mancata iscrizione al campionato di Seconda Divisione, parteciperà al campionato Juniores Regionali.  L’utilizzo del logo e dei colori sociali è passato alla nuova A.S.D. Aquilotto Cavese, che si propone quindi come proseguimento della storia del calcio a Cava, in un momento difficile ma anche sfidante per tutte le sue componenti.
L’A.S.D. Aquilotto Cavese “opera nel solco della tradizione calcistica di Cava de’ Tirreni, poiché nasce per volontà di diverse componenti produttive della comunità dei sostenitori della Cavese ed anche di gran parte della sua tifoseria organizzata, i quali hanno nominato, quale Presidente p.t., l’imprenditore cavese Riccardo Tanimi Adinolfi” già socio di minoranza della S.S. Cavese.  Il supporters trust Sogno Cavese “avrà un rappresentante all’interno della società e si augura che il più ampio numero possibile di tifosi cavesi, servendosi di questa Associazione, contribuisca – con idee e opinioni – a tracciare una strada condivisa per questa nuova giovane realtà, volta ad una seria ricostruzione del calcio cavese.”
La squadra è stata affidata ad Emilio De Leo, classe 1978, cavese, con un curriculum di tutto rispetto: master per Allenatore di Prima Categoria a Coverciano ed esperienze da consulente tecnico al Manchester City e al Bologna oltre che da allenatore nel settore giovanile della Cavese. Ora riveste il doppio ruolo di Responsabile Settore Tecnico e Allenatore della A.S.D. Aquilotto. Ha accettato la sfida con entusiasmo, preparando un progetto tecnico, dal titolo “Give me a chance” perfettamente coerente con le motivazioni, la prospettiva e i valori del nuovo club: una squadra basata sui legami con il territorio, sui giovani, in particolare quelli cresciuti nella Cavese, quindi nel segno della continuità, sui rapporti con le scuole calcio, su una progettualità sana, sulla condivisione dei principi e dello spirito del nuovo Aquilotto. I giocatori, alcuni dei quali già allenati da De Leo, stanno rispondendo con lo stesso entusiasmo e con la stessa voglia di essere protagonisti della rinascita della Cavese, sposando il progetto ampio di un calcio diverso e partecipato e preferendolo alle richieste da categorie superiori, anche dalla D.
 
Dunque, la Cavese con gli Juniores, il progetto partecipato dell’A.S.D. Aquilotto Cavese, ma anche una terza squadra, un vero e proprio caso di Franchise che passa sotto il nome di Città de la Cava 1394. Una società di Eccellenza, la Vis San Giorgio, è stata acquistata da un gruppo di imprenditori e spostata a Cava de’Tirreni, a dir bene con una forzatura delle regole. Ma sono tante le questioni che lascia aperte e grave la spaccatura nella tifoseria, accentuate dai modi in cui tutto è successo.Basta cambiare (a campionato già iniziato!) nome e colori e sede sociale per trasformare la squadra di una città in quella di un’altra? Si può passare sopra al fatto che il nome ed il logo siano gli stessi preparati per il tentativo dei tifosi, e dello stesso sindaco!, di ripartire, tentativo sabotato proprio dal fautore della nuova società? E, tra l’altro, i (magari pochi ma pur sempre tifosi) sostenitori della Vis San Giorgio, rimasti senza squadra da un giorno all’altro? Basta il fatto che giochi in una categoria superiore, l’Eccellenza, per preferire il Franchise all’Aquilotto che gioca in Terza? Basta l’investitura di un sindaco che aveva dichiarato che l’avrebbe negata non concedendo l’uso dello stadio e poi ringrazia i parlamentari che hanno interceduto per il Franchise? O tutto questo deve far riflettere, e molto?
Se si ha solo bisogno della propria dose settimanale di 90 minuti di calcio, a prescindere da come e da chi venga fornita, forse no. Ma si è tifosi un po’ più lungimiranti, stufi di farsi prendere in giro, allora sì. Come è successo anche ai sostenitori di altre squadre in Europa. A Praga ci sono ancora tre squadre che rivendicano il loro ruolo di “veri” Bohemians, ma l’unica veramente seguita è quella rifondata dai tifosi tramite il supporters trust. In Belgio, ci sono due Beveren: quello nato da una fusione caduta dall’alto, decisa da proprietari e politici senza consultare la tifoseria e senza rispettare l’identità e le tradizioni del club, e quello dei tifosi, che è appena ripartito dalla categoria più bassa ma con un seguito ben maggiore dell’altro che milita nella seconda serie. Una situazione molto simile a quella di Cava. Anche al Beveren la tifoseria si è spaccata, e non manca chi si è preso una pausa dal calcio.
Ma non si può non pensare anche alla storia dell’FC United of Manchester, il piccolo club democratico e “affordable” creato dai sostenitori del Manchester United esasperati (e spremuti finanziariamente) da una società sempre più lontana dalle proprie radici. E, volendo, anche alla Brutium Cosenza, nata pochi mesi fa come reazione degli Ultras del Cosenza al clima invivibile degli stadi italiani.
Il potere (anche di mercato) dei tifosi, sommando le scelte di tanti individui, può essere usato per combattere i mali del calcio moderno e ritrovare club a misura di tifoso, partecipati, sani finanziariamente, legati al territorio e alla comunità. E’ chiaro che non è un passaggio semplice, anzi richiede un grosso salto di qualità e una presa di coscienza affinché possa verificarsi un effettivo cambiamento. Ovvero, servono tifosi pensanti, capaci di vedere oltre, di dire basta a certe situazioni e di darsi da fare per creare una nuova realtà. Ce ne sono tanti, come dimostra il movimento dei supporters trust in Europa e anche in Italia.
Non è un caso se le prime amichevoli dell’Aquilotto stanno portando allo stadio 300 e più persone , con tanto entusiasmo e con un crescente senso di togetherness, parola intraducibile ma bellissima, mentre al Città de la Cava, che pure gioca al “Lamberti”, la gente è rimasta ad andar bene indifferente. E non è un caso se il diesse della squadra di Eccellenza apre all’idea di una fusione: l’anima della Cavese è dove c’è l’amore dei suoi tifosi, non importa che si trovi in un campo di periferia a seguire una squadra che gioca nella serie più bassa di tutte.

2 Risposte to “Dove osa l’Aquilotto”

  1. Diego said

    The day dreams started coming true….

  2. […] with SD Affiliate Sogno Cavese playing a key role right from the start. To find out more, visit The People’s Game (Italian), our website (English) and the club’s Facebook page. To watch highlights of the […]

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