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Athletic Bilbao, l’utopia ed i compromessi, un club comunque unico

Posted by thepeoplesgame su 28 maggio 2011

La recente conquista di un posto in Europa League, dopo anni di alti e bassi, e l’uscita della nuova edizione rivista e aggiornata del libro di Simone Bertelegni “L’utopia calcistica dell’Athletic Bilbao” offrono l’occasione per parlare dell’ambasciatore dei Paesi Baschi, e in particolare della provincia della Biscaglia, un club che condivide con il Barcellona il modello partecipativo e la forte appartenenza ad una regione particolare ma che, anche grazie alle dimensioni molto più ridotte, è rimasto più vicino alla gente. È uno dei tre club spagnoli (assieme a Barcellona e Real Madrid) a non essere mai retrocesso dalla Primera Division fin dalla sua fondazione nel 1989, ed è una tra le squadre spagnole più vincenti con otto campionati e 23 Coppe del Re. Nel 1990 è stato tra i quattro club che hanno potuto mantenere la struttura di associazione.

A rendere famoso nel mondo l’Athletic Bilbao più che i successi sul campo, che sono comunque numerosi (ha vinto la Liga otto volte, le più recenti datate 1983 e 1984), è la singolare filosofia portata avanti con coerenza da oltre un secolo, una sorta di autarchia, una strategia opposta all’internazionalizzazione del Barcellona. I biancorossi infatti schierano solo giocatori baschi, in gran parte cresciuti nel proprio settore giovanile, al centro tecnico di Lezema, frequentato dai tifosi proprio perché vi possono vedere all’opera molto futuri atleti della prima squadra. Nel 2003 è stata creata una fondazione che investe nel vivaio e quindi nell’intera filosofia del club, con il finanziamento indiretto, quindi degli stessi tifosi.

Inoltre, l’Athletic è stato l’ultima squadra spagnola a “macchiare” la maglia con uno sponsor, una decisione quanto mai complessa e discussa, per alcuni aspetti anche controversa. Per i tifosi biancorossi la maglia intonsa ha rappresentato un forte motivo di identità e di orgoglio, e non a caso è ancora di gran lunga la più venduta nei negozi di merchandising. Nel 2005 l’assemblea del club, con un margine ridotto, approvò la possibilità di aprire a uno sponsor, arrivato poi, proprio per l’impopolarità della scelta (molte aziende temevano il boicottaggio) solo a partire dalla stagione 2008/09, con l’accordo da due milioni di euro con la Petronar, che opera nel settore petrolifero. Un’azienda non basca, al contrario di quanto era stato promesso dai dirigenti. L’Athletic Bilbao, in precedenza, aveva ospitato sulla propria maglia, nel 2004, il marchio Euskadi (Paesi Baschi), ma solo nelle partite internazionali, per promuovere la propria regione. La volontà di non avere alcun logo sulla “camiseta” oltre lo stemma aveva portato, addirittura, nel 2001 a creare una propria marca di abbigliamento sportivo in modo da poter togliere anche il marchio dello sponsor tecnico. Il club vi ha però poi rinunciato, siglando un accordo con Umbro a partire dalla stagione 2009/10.

L’autarchia, il purismo che caratterizzano l’Athletic e che vengono difesi dalla maggior parte dei tifosi negli ultimi anni stanno creando qualche difficoltà economico-finanziaria al club, che vede crescere sempre di più il divario con quelli più ricchi e che più volte si è trovato a rischio retrocessione. Per questo, con l’aumento del costo dei giocatori a partire dagli anni ’90, ed a causa di diversi acquisti importanti nelle ultime stagioni, i biancorossi hanno dovuto arrendersi, con grande amarezza e non senza polemiche, alle due principali sponsorizzazioni. Resta la soddisfazione di essere stati gli ultimi: il Barcellona, già prima dell’accordo record con la Qatar Foundation, aveva posto il logo di TV3, la televisione catalana, su una manica.

Attualmente l’Athletic Bilbao è di proprietà di circa 30.000 soci, rappresentanti di ogni classe sociale e demografica, ed è l’unico club dove vengono chiamati alle urne tutti i soci e non i “grandi elettori”. Negli anni ’30, quando il numero dei membri dell’associazione era molto cresciuto, si era passati al sistema dei delegati per semplificare le elezioni, ma nel 1975, con la caduta del regime franchista ed il ritorno della democrazia, si tornò al suffragio universale, estendendo la possibilità di associarsi e di votare anche alle donne, fino ad allora escluse. I soci sono divisi in tre categorie: onorari (insigniti del titolo come riconoscimento per particolari meriti sportivi o servigi al club, hanno diritti e doveri limitati), di numero (i soci ordinari), aspiranti (non ancora maggiorenni e quindi sprovvisti del diritto di voto). Ogni quattro anni i soci eleggono il Presidente e la Giunta Direttiva. L’assemblea è composta da una parte dei soci, delegati da almeno altri nove. Chiunque sia socio da almeno un anno, esclusi giocatori, allenatori e personale tecnico in carica, può candidarsi alla carica di Presidente o ad un posto nella Giunta. I costi della campagna elettorale sono però proibitivi per la maggior parte dei membri. Chi si presenta alle elezioni propone un programma, alcuni nomi di futuri collaboratori, soprattutto nell’area tecnica, ed un abbozzo di campagna acquisti. Progetti che devono poi essere realizzati: in caso contrario basta che si riunisca il 5% dei soci (circa 1500 persone) per promuovere una mozione di sfiducia nei confronti dell’esecutivo ed avviare le verifiche che possono anche portare a nuove elezioni.

Lo status di socio non è solo la somma di diritti e doversi, ma è percepito come qualcosa di molto importante, un impegno maggiore rispetto ai normali di tifosi, un far parte del club da dentro, un ruolo attivo nel suo sviluppo. Un esempio di quanto si importante la democrazia per i membri dell’Athletic si è avuto nel 2003, quando alla morte del presidente in carica riuscì a salire al vertice un successore non eletto, contrariamente alle previsioni statutarie, che voleva introdurre uno sponsor ed altre novità di tipo commerciale. L’opposizione dei soci e dei tifosi in generale portò a nuove elezioni. I soci dell’Athletic Bilbao sono circa 30.000 su un totale di tre milioni di tifosi. In generale, la società è impegnata a mantenere le porte aperte nei confronti i tutti i propri sostenitori, attraverso regolari consultazioni con i membri dei fan club ufficialmente riconosciuti, sparsi un po’ in tutto il mondo.

Una Risposta to “Athletic Bilbao, l’utopia ed i compromessi, un club comunque unico”

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