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Ipocrisia calcistica, di Stefano Faccendini

Posted by thepeoplesgame su 13 maggio 2011

Trovandomi a Milano per motivi di lavoro in occasione del ritorno della semifinale di Coppa Italia tra Inter e Roma, ho molto ingenuamente pensato di andare a vedere la partita. Tramite un mio collega del posto abbiamo provato via web e telefono. Niente da fare, neanche per lui, residente a Milano, perche’ piu’ volte gli e’ stato chiesto il numero di TdT di cui non e’ titolare.

Unica speranza, minima, impietosire qualcuno al botteghino. Dopo aver fatto una bella passeggiata in un’afa africana e una discreta, lentissima, fila mi rendo conto di non avere scampo.

I residenti nella regione Lazio, dove l’unico documento presente nel mio portafoglio ancora mi colloca, possono accedere solo se in possesso della famigerata tessera. Usando la scusa del documento lasciato nella reception dell’hotel non posso né acquistare un biglietto né accedere all’impianto con un tagliando comprato dai sempre presenti bagarini visto che, come mi informa un poliziotto che rifiuta di guardarmi in faccia mentre gentilmente lo interrogo, al tornello vengono richiesti entrambi. Inutile il tentativo del mio amico di garantire per me, non sono un teppista, non sfascio bagni, non meno alle vecchiette. Non mi vogliono.

Gita a San Siro finita, l’Italia é un paese migliore, funziona veramente, le regole vengono applicate e rispettate e in uno stadio semi deserto, “depurato” dei tifosi in trasferta, va in onda l’ennesima deludente sfida tra queste due squadre che non riescono ad evitarsi neanche volendo. Alla fine mi sono risparmiato un’altra delusione sul campo, probabilmente i soliti insulti su romani e romanisti e 20 euro. Amen.

Eppure l’amarezza rimane. La consapevolezza di non poter più fare neanche una cosa così semplice come quella di andare ad una partita di calcio decidendo all’ultimo e senza farmi schedare. Grazie a Dio, questo scempio esiste solo in Italia dove regole così rigide non sono mai stata applicate contro nessun criminale, di ogni risma e specie. Ci si viene da chiedere contro chi sarà la prossima crociata.

Riflettevo su quese cose quando, aprendo il giornale la mattina dopo, mi sono stupito non poco nel vedere il motivo della lite tra i cinque club con, in teoria, più tifosi in Italia, e gli altri 15. Ovvio si trattasse di denaro ma legato ad un aspetto curioso, quello di definizione del bacino di utenza, della qualificazione di tifoso.

Sottigliezze del tipo “vivo a Palermo e tifo Milan ma simpatizzo anche la mia squadra locale”. Quel simpatizzare, avere in qualche modo una seconda squadra, conta o no? Ovviamente parliamo in termini economici: la passione del singolo viene pesata e valutata. Se il 20% del mio cuore é rosanero Zamparini lo deve sapere e deve ricavarne anche lui qualcosa. Oppure no, visto che comunque se le due squadre si incontrano io preferisco che vinca il Milan e quindi sono un vero sostenitore dei rossoneri (il pericolo é che anche il Barcellona venga a chiedere due spiccioli visto che sono molti i bambini ormai innamorati di Messi e compagni in onda un paio di volte a settimana sui nostri canali a pagamento).

L’aspetto ridicolo é questo: per anni, decenni, il tifoso e’ stato trattato come una bestia. Se ora si investe molto nella sicurezza degli stadi vuol dire che prima non lo erano. Vie di accesso, di fuga, seggiolini, tornelli, settori stipati, non rispetto dei posti assegnati, materiale incendiario e pirotecnico ecc. Se é vero che prima lo stadio era terra di nessuno, i molti che lo popolavano rischiavano ogni settimana la propria incolumità. Con buona pace delle società e delle autorità che ci calcolavano poco meno di zero. Ora si é deciso di volere solo tifosi clienti, addomesticati, obbedienti, conformi alle regole di un modello inglese esistente solo nelle loro menti e imposto dai media con un malafede studiata e un’ignoranza imbarazzante. Però ecco che, in sede di lite sui diritti TV, ritorniamo ad essere importanti. Non i possessori della TdT, non gli abbonati dell’ultima generazione, non gli addomesticati o, almeno, non soltanto questi ma tutti. Anche io, anche noi, gli appestati, i non desiderati, gli ultras, gli allontanati, i reietti perché anche noi facciamo numero, anche noi siamo bacino di utenza! C’é da esserne orgogliosi.

E ci vengono a pesare la passione in banconote. Ci vogliono schierati sotto le loro bandiere, solo quando dicono loro, col portafoglio in mano e il culo se possibile posato sul divano di casa. E se fossimo noi a non volere più loro? Se lasciassimo gli stadi in mano al nemico di plastica per sempre? Finirebbe il calcio? Perché adesso che é rimasto?

Minacciano di andarsene a giocare da un’altra parte addirittura, in un’altra nazione o competizione. Andate dove volete, io vi ci ho già mandato.

Stefano Faccendini

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