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Archive for aprile 2011

Save Fan Culture!!!

Posted by thepeoplesgame su 30 aprile 2011

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Sondaggio sul “Financial Fair Play”

Posted by thepeoplesgame su 29 aprile 2011

Una università tedesca sta conducendo un sondaggio tra i tifosi di tutta Europa per conoscerne le opinioni riguardo al Fair Play Finanziario e alle necessità del calcio di un controllo più efficace sulle spese, in particolare per i cartellini e gli stipendi dei giocatori, del rafforzamento degli investimenti nei settori giovanili e nelle infrastrutture, ed in generale di operare nell’ottica della stabilità di lungo termine.

“Forse qualcuno di voi ha già sentito parlare dell’iniziativa UEFA sul “Financial Fair Play”, con cui si intende stabilizzare il calcio dei club europei e preservarne ovvero aumentarne l’attrattività.

Tra l’altro, si vuole prevenire gli eccessivi pagamenti dei club per stipendi e per l’acquisto di calciatori, promuovere gli investimenti nel settore giovanile e nelle infrastrutture sportive e evitare il collasso economico dei club.

L’iniziativa viene ora integrata da un progetto di ricerca il cui scopo è chiedere ai tifosi del calcio la loro opinione sul “Financial Fair Play“. I risultati del sondaggio saranno utilizzati per migliorare ulteriormente l’iniziativa di UEFA sul “Financial Fair Play”.

Ci rallegrerebbe se quanti più tifosi possibile partecipassero a questo sondaggio, dando così il proprio contributo al miglioramento del calcio professionistico europeo.

Per tener conto delle opinioni e degli interessi di tutti i tifosi europei, il sondaggio è condotto in tutta Europa.”

Il sondaggio è disponibile in inglese, francese, italiano, russo, spagnolo e tedesco e richiede solo pochi minuti: per partecipare, basta cliccare QUI.

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La squadra di Getafe o del Dubai?

Posted by thepeoplesgame su 28 aprile 2011

Lunedì è stata completata la trattativa e smentita la voce, anche se poi resta da vedere come andrà a finire: il Getafe, club della Liga spagnola, è stato acquistato dal Royal Emirates Group, tramite il quale  vengono effettuati gli investimenti della famiglia reale del Dubai, e, sembra, non si chiamerà più “Getafe Team Dubai”, né modificherà lo stemma di conseguenza, come invece annunciato nei giorni scorsi. Non verrà cambiato il nome ma verrà aggiunto Team Dubai, per far passare il messaggio che Dubai ci tiene, era stato detto da un rappresentante del Royal Emirates Group, scatenando ovviamente le polemiche di chi del calcio, nonostante tutto, riesce ancora a mantenere una certa idea.

Il Getafe è considerato la quarta squadra di Madrid, anche se rappresenta un altro comune, nella parte su dell’area urbana della capitale. Attualmente è 14° (su 20) in classifica, ma con un margine risicato sulle posizioni a rischio.

Si tratta del terzo club spagnolo che passa in mano straniera in un anno, dopo il Malaga, acquistato da un membro della famiglia reale del Qatar, ed il Racing Santander passato ad un imprenditore indiano.

Impossibile non vedere in questa vicenda la solita considerazione di una squadra come un giocattolo personale del proprietario (un nuovo proprietario che sta per organizzare dei Mondiali…) e la purtroppo altrettanto solita mancanza di rispetto, o forse anche di comprensione, dell’identità locale di un club e della sua tifoseria.

È l’ennesima storia di follia calcistica (fuori dal campo) che sposta il limite ancora un po’ più in là e che fa preoccupare: fino a dove si potrà arrivare? E soprattutto: ci sarà un momento in cui non ci scandalizzeremo più, in cui saremo così abituati a tutto questo che non ci faremo più caso, e ci sembrerà strano ricordare che c’è stato un tempo in cui certe cose erano impensabili? Restare vigili, consapevoli, come tifosi, cercare di difendere e diffondere i valori e la cultura del calcio e del tifo.

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Save Fan Culture! La campagna di FSE

Posted by thepeoplesgame su 27 aprile 2011

Repressione eccessiva e sproporzionata, arresti immotivati, divieto di appendere bandiere o striscioni senza apparente motivo, diffide arbitrarie e, peggio ancora, sanzioni che colpiscono intere tifoserie per il comportamento di una piccola minoranza di persone. Non c’è tifoso che non abbia assistito in prima persona ad almeno una di queste circostanze. Per molti di loro questi episodi sono ormai divenuti una costante, per alcuni lo sono in ogni trasferta mentre per altri invece contraddistinguono gli incontri casalinghi.

A causa di tali numerose esperienze negative, le forze di polizia sono spesso percepite come “il nemico” invece che come l’organismo che ha il compito di proteggerci e garantire la nostra sicurezza agli incontri di calcio – qual è suo compito. Per molti tifosi, anche questa non è altro che una conseguenza del “calcio moderno”. La repressione,unita alla percezione indifferenziata dei tifosi come di un problema da parte di polizia, autorità e clubs, è certamente un aspetto problematico nella vita di ogni supporter.

L’esperienza all’interno degli stadi è certamente cambiata. La commercializzazione crescente di questi ultimi anni ha fatto sì che i club e le varie Leghe siano oggi sempre più dipendenti dagli sponsor – gruppi televisivi, società finanziarie, grandi investitori, etc. Nuove leggi e normative hanno introdotto forme di controllo e restrizioni sempre più rigide per i tifosi di tutta Europa, con l’obiettivo dichiarato di incrementare la sicurezza negli stadi o di contrastare i cosiddetti “comportamenti sgraditi” – ad esempio l’utilizzo di artifizi pirotecnici.

Più in generale, in tutta Europa, si stanno implementando nuove normative sempre più rigide o se ne sta considerando l’adozione: si parla, ad esempio, di nuovi sistemi di monitoraggio video sempre più efficaci o di tessere del tifoso, senza dimenticare come i tifosi debbano ancora convivere con la presenza di addetti di polizia sugli spalti o con un servizio d’ordine privo di formazione né training in mediazione dei conflitti.

Non viene neanche presa in considerazione la possibilità di responsabilizzare i tifosi, incoraggiando forme di autoregolamentazione, invece di trattarli semplicemente alla stregua di consumatori. È ormai una prassi punire intere tifoserie incolpevoli per il comportamento di una minoranza, ad esempio imponendo di giocare “a porte chiuse”. Ancora, ogni anno migliaia di tifosi vengono colpiti da procedimenti di Daspo (diffida), spesso senza alcuna prova a carico o semplicemente a scopo preventivo, e a volte si diffidano pure interi gruppi di supporter in maniera indifferenziata.

Nonostante questa incredibile situazione, siamo sempre NOI – i supporter di tutta Europa che seguono la propria squadra in maniera appassionata – la linfa vitale del calcio ed è il momento di farci sentire. Dobbiamo opporci a tutto ciò, dobbiamo rifiutare di essere trattati come cittadini di seconda classe soltanto perché andiamo allo stadio, e dobbiamo contrastare la crescente stretta repressiva delle autorità. È giunta l’ora di lavorare insieme per uno obiettivo comune: Salvare la Cultura del Tifo.

In qualità di tifosi attivi, passionali e “da stadio” di tutta Europa, noi:

  • Invitiamo club, Leghe e Federazioni a fermare l’introduzione delle Tessere del Tifoso
  • Invitiamo gli organismi responsabili ad applicare le normative e le leggi che impongono che tutti gli agenti di polizia siano identificabili individualmente attraverso un numero di riconoscimento
  • Invitiamo le autorità a introdurre negli stadi steward opportunamente formati in luogo degli agenti di polizia
  • Incoraggiamo l’introduzione di normative trasparenti, tolleranti e proporzionali, redatte in consultazione con i tifosi stessi, per quanto concerne l’utilizzo di materiali di tifo, quali bandiere, striscioni e altri oggetti coreografici, all’interno degli stadi
  • Vogliamo incoraggiare l’autoregolamentazione tra tifosi e invitiamo UEFA, Federazioni, club e autorità ad adottare tutte le misure necessarie per promuovere tale sviluppo

Come tifosi, vogliamo goderci un incontro di calcio e sostenere la nostra squadra in un contesto libero, ospitale e caloroso. Ascoltandoci e tenendo in considerazione ciò che abbiamo da dire, non siamo il problema ma diventiamo parte della soluzione! Mostriamo a tutti quanto è fondamentale la Cultura del Tifo che rischiano di perdere! È nostra responsabilità contrastare la repressione e pretendere un trattamento equo, trasparente e adeguato alle situazioni per i tifosi di tutta Europa. È nostra responsabilità unirci, mostrare quanti siamo e far conoscere le nostre idee per salvare la Cultura del Tifo!

Per sapere come partecipare e chi aderisce agli Action Days, scaricare i banner ecc., il riferimento è il sito web di Football Supporters Europe.

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Anche i tifosi dell’Atlético Madrid si tingono di verde oro

Posted by thepeoplesgame su 11 aprile 2011

Un gran numero di tifosi dell’Atlético Madrid, 700 secondo i media sportivi, 3000 secondo il quotidiano El Pais, si sono radunato ieri, alla vigilia del match tra Atletico Madrid e la Real Sociedad nel quartiere Stadio Vicente Calderón. La manifestazione di protesta convocata con il motto “Atlético por el cambio” e patrocinata dall’Associazione Señales de Humo, membro del FASFE, con lo slogan Por un Atleti de sus socios” , ha chiesto la restituzione della proprietà del club ai suoi tifosi ogni volta che viene stabilito che Miguel Angel Gil Marin e Enrique Cerezo detengono una quota di maggioranza in modo illegale, in base a due dichiarazioni, una dalla Corte Suprema e uno del Tribunale Provinciale di Madrid.
I manifestanti hanno portato sciarpe verde e oro, diventati i colori simbolo della lotta per la democrazia nel mondo del calcio e contro il regime delle sociedades anónimas deportivas, ed hanno esibito striscioni che sostenevano questi ideali. Non c’è stato alcun incidente durante il corteo e dopo la manifestazione, circa un’ora prima del calcio d’inizio, i tifosi dell’Atlético si sono recati allo stadio, dove molti dei soliti striscioni sono stati ritirati, come succede spesso, e in alcuni casi con violenza, dai servizi di sicurezza privati ​​Atlético Madrid.

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Thriller – di Stefano Faccendini

Posted by thepeoplesgame su 9 aprile 2011

Tanti tifosi sognano il milionario, il riccone, il magnate che un bel giorno, stufo dei suoi soliti passatempi, cerchi un bagno di consensi e notorietà acquistando una squadra di calcio.

All’inizio spesso ci sono proclami di intenti, promesse di grandezza, sospiri di gloria, dichiarazioni di amore. Con il tempo poi le cose molto spesso cambiano. Chi ci ripensa, chi cerca di fare cassa, chi svela i suoi imbrogli nascosti, chi all’improvviso si sente padre padrone del club e pensa di poter fare quello che vuole.

Non si dovrebbe mai smettere di ricordare all’amministratore di turno che se per lui è, appunto, un passatempo, per la maggior parte dei tifosi la squadra è un pezzo di vita, uno strumento sociale di appartenenza, un’estensione della propria identità. E come tale andrebbe trattata, con rispetto.

È quanto è mancato al proprietario del Fulham FC, il miliardario egiziano Al Fayed. L’ex proprietario di Harrods era amico ed estimatore del cantante Michael Jackson, in passato anche invitato a vedere dal vivo una partita dei Cottagers. In seguito alla morte della pop star, Al Fayed decise di far scolpire ed erigere una statua in suo onore, da posizionare presumibimente all’interno dei grandi magazzini di Knightsbridge.

Nel maggio del 2010 però, nonostante smentite anche colorite, l’uomo dalle camicie più sgargianti del pianeta, decise di vendere tutto. A quel punto la statua sarebbe dovuta andare nel giardino o in una delle mille stanze della sua abitazione privata. O così vorrebbe il buon senso. Invece no, dalla settimana scorsa un Micheal Jackson a colori con tanto di microfono campeggia fuori il Craven Cottage. Mentre prima era solo la statua di bronzo di Johnny Haynes a dare il benvenuto ai sostenitori delle squadre, ora ci sarà anche l’autore di Thriller.

Con tutto il rispetto per la star e i suoi fans ma che c’entra? Dobbiamo forse aspettarci quella di Rocky fuori Goodison Park perchè una volta Stallone è stato a vedere l’Everton? E non è che la decisione è stata presa dopo una consultazione con i propri tifosi, no, è stata imposta. A chi ha fatto notare al ricco uomo di affari che a qualcuno avrebbe potuto non piacere, con classe e fare democratico, ha risposto: “Se qualche tifoso del Fulham non capisce e non apprezza quanto questa persona ha dato al mondo, può anche andare all’inferno. Non li voglio certi tifosi. Se non capiscono e non credono in cose in cui io credo possono andare a vedere il Chelsea o chiunque vogliano.”

Chissà cosa penserebbero oggi di tale affermazioni i fedeli della chiesa anglicana di St Andrews che nel 1879 formarono il Fulham St Andrew’s Church Sunday School F.C. e che, magari, all’inferno credevano veramente. Non è bello che un vecchietto di 78 anni, per quanto ricco possa essere, si auguri certe cose o inviti la gente a seguire i rivali di sempre per un capriccio personale, perché di questo si tratta.

In qualsiasi altro paese meno civile, della statua di Michael Jackson sarebbero restati, dopo una settimana, solo i gessetti per giocare a campana ma essendo i tifosi una categoria di norma riconoscente, almeno nei confronti di chi li ha fatti tornare e rimanere nel calcio che conta, sono disposti a prenderla con le buone, a parlare, a ragionare. Sembrano dire “é anziano e testardo, ci vuole pazienza” passerà anche questa perché in fondo é sempre la stessa storia, le persone passano, anche Al Fayed, il club resta. Le statue, grazie a Dio, non tutte.

Stefano Faccendini

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Offside, dall’Iran finalmente nei cinema italiani

Posted by thepeoplesgame su 8 aprile 2011

Esce oggi in Italia, inedito, Offside, il film del 2006 di Jafar Panahi, premiato con l’Orso d’Argento a Berlino,  che racconta il regime iraniano attraverso la storia di un gruppo di donne così coraggiose da sfidare il regime per assistere ad una partita di calcio, per legge permessa solo agli uomini, per poi finire davanti alla buoncostume. Ad ispirare il regista, ora agli arresti domiciliari e condannato a non lavorare per 20 anni, l’ingresso di sua figlia allo stadio, travestita da ragazzo, per un allenamento della nazionale. Un film documentario da non perdere per chi vive vicino a una dei purtroppo soli 22 cinema dov’è in programmazione.

La trama: Iran. Una ragazza, per assistere a una partita di calcio, si traveste da uomo e sale sul bus che porta i tifosi allo stadio. Purtroppo, durante le perquisizioni al checkpoint viene scoperta e confinata all’interno di un recinto adiacente allo stadio, dove sono state rinchiuse altre donne, anche loro tifose mascherate sotto abiti maschili. Oltre all’ingiustizia di non poter assistere alla partita, le malcapitate devono sottostare ad una serie di abusi psicologici. Sono costrette infatti ad ascoltare da fuori il tifo dello stadio senza essere al corrente di ciò che accade all’interno e devono subire le ingiurie e le beffe da parte di guardie totalmente indifferenti al mondo del pallone. Nonostante tutto, però, alla prossima partita, le ostinate tifose tenteranno di nuovo il tutto per tutto pur di ammirare in azione i giocatori della loro squadra del cuore…(www.comingsoon.it).

Una interessante recensione.

Il trailer

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Immagina un calcio senza tifosi…

Posted by thepeoplesgame su 5 aprile 2011

Football Supporters Europe – Assemblea Europea dei Tifosi di Calcio a Brøndby & Copenhagen, Danimarca, 1-3 luglio 2011

Immagina…

… di voler seguire la tua squadra in trasferta ma che le autorità vietino a tutti i tifosi di farlo, o di dover fornire tutti i tuoi dati personali prima di poter comprare un biglietto!

 … che il tuo club venga sanzionato con l’obbligo di giocare una partita a porte chiuse, punendo così l’intera tifoseria per le azioni di una minoranza in occasione dell’ultimo incontro!

 … che all’ingresso dello stadio, e senza nessun preavviso, vi venga proibito di introdurre le vostre bandiere e i vostri striscioni, senza alcuna ragione comprensibile!

 … di aver preso posizione contro il razzismo con uno striscione allo stadio e di essere arrestato per questo!

 … di non poter andare a vedere gli incontri della tua squadra allo stadio perché il prezzo dei biglietti è decisamente troppo elevato!

 … di essere trattato aggressivamente dagli steward o dalla polizia o di dover sopportare perquisizioni indecorose – ad esempio realizzate dai militari o con l’obbligo di spogliarsi completamente in una tenda all’ingresso dello stadio!

 Vi sembrano casi limite? Purtroppo non lo sono affatto. In molte nazioni europee, casi come questi si registrano realmente o sono addirittura un’evenienza più o meno abituale per i tifosi di calcio. Tutto questo, nonostante sia stato scientificamente provato come repressione e pessima accoglienza nei confronti dei tifosi abbiano un’elevata probabilità di peggiorare lo stato delle cose e generare ulteriori problemi.

E qual è la conseguenza ultima della repressione collettiva e del maltrattamento dei tifosi e delle loro varie forme di espressione tradizionali? La creazione di un calcio senza atmosfera, in cui gli spettatori sono solo consumatori occasionali di un evento. Un calcio senza tifosi!

Fortunatamente, in un crescente numero di nazioni, grazie soprattutto all’impegno dei tifosi ma anche a quello di autorità e istituzioni calcistiche, si sono intraprese iniziative tese ad arginare forme di trattamento inique e migliorare l’accoglienza, la comprensione ed il dialogo con i tifosi. Si è compreso come i tifosi siano un fattore importante per l’atmosfera complessiva e come le loro forme di espressione siano un elemento essenziale per l’interesse del calcio, non certo un problema.

Grazie al lavoro svolto dai gruppi di tifosi Alpha e Brøndby Support, e con il sostegno dell’associazione nazionale di tifosi DFF, oltre che di Brøndby IF, Copenhagen FC e UEFA, potremo trovarci e parlare di tutto ciò in occasione del 4° EFFC, l’Assemblea Europea dei Tifosi di Calcio, in programma a Copenhagen e Brøndby dall’1 al 3 luglio 2011!

Leggi il seguito di questo post »

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Passa lo straniero – di Stefano Faccendini

Posted by thepeoplesgame su 1 aprile 2011

E così è avvenuto o, almeno sembra. La prima squadra di Serie A italiana, non la prima in assoluto perchè un paio di settimane fa il Venezia è stato comprato dai Russi e qualche stagione addietro il Vicenza era di proprietà inglese, passerà in mano straniera.

In quello stadio dove per anni, durante le coppe europee, campeggiava lo striscione NON PASSA LO STRANIERO, sarà piantata la bandiera a stelle e strisce. Un bene? Un male? Lo dirà il tempo a prescindere dal passaporto del nuovo proprietario dell’AS Roma.

Ovvio che in molti si affannino a dire la loro, a confermare tesi lette e rilette ma mai provate, a diffondere luoghi comuni, a ripetere dati e informazioni trovati su Internet come se fosse la Bocca della Verità.

Sicuramente a qualcuno darà fastidio che un “forestiero” venga a mettere il naso negli affari di casa nostra e, visto che il calcio italiano è anche un po’ mafioso e si regge sull’omertà di chi partecipa e di chi ci inzuppa, si potrebbe leggere anche cosa nostra. Gente pronta ad affossarti fino a due settimane prima, diventerà paladina di un nazionalismo calcistico volto a non ammettere nel circolo qualcuno che, chissà, potrebbe turbare quegli equilibri che hanno visto andare sotto Bologna la bellezza di dieci scudetti.

Altri storceranno il naso per pseudo-patriottismo, Roma ai Romani, peccato che nessuno la voglia e chi ha espresso interesse in passato è stato spesso condannato per aggiottaggio. I tifosi che con fatica e sacrificio, invece, hanno cercato di far partire un trust, sono stati finora snobbati dalla maggioranza. Non vede l’utilità di far prosperare un’associazione che non abbia come fine ultimo esclusivamente la scalata al titolo, l’acquisto di azioni, in qualche modo si fatica a comprendere che tutti, o quasi, uniti conteremmo di più anche agli occhi di un nuovo proprietario. La miope tradizione italiana che vuole il tifoso adatto solo a tifare, confina i sostenitori giallorossi in un limbo fatto di attese e speranze, con l’alibi mentale di veder soddisfatto il proprio interesse e la propria curiosità esclusivamente attraverso le notizie date dagli organi di stampa e dalle radio locali, non sempre liberi e mai imparziali.

Quindi, colui che è diventato con un po’ troppa confidenza lo Zio Tom riceve già abbracci, sciarpe intorno al collo, inviti a farci grandi, a spendere, a costruire lo stadio di proprietà, polivalente, modello Premier League, a combattere lo strapotere del Nord. Tutti lo vogliono incontrare, il sindaco, visto che di problemi, anche, per così dire familiari, ne ha pochi, chiede udienza. Una persona di cui sappiamo poco o niente accolto come il salvatore della patria.

Speriamo che sia quello dice di essere, che abbia quello che dice di avere. I dubbi, però, rimangono.

Perchè un uomo di affari, quindi una persona che investe per fare soldi, decide di pompare centinaia di milioni, perchè di questo si tratta, in una società di calcio con uno stadio non di proprietà, e che, a quanto pare, non si può neanche criticare se non si è italiani, con una media spettatori che si aggira intorno alle 30mila unità, che per una serie di ragioni politiche, economiche, strutturali, ambientali, difficilmente si assicura un trofeo ogni stagione?

Vuole fare di Roma un marchio globale, molti rispondono, sfruttare Lupa, Colosseo e San Pietro in un marketing cultural-calcistico che ci farà ricchi. Io non ne sarei così sicuro e sarò anche troppo diffidente, ma di solito chi investe denaro nel calcio, soprattutto in Italia, quello che spera di ricavare è notorietà, consensi e, soprattutto, potere. Una volta ottenuto (se) non sarebbe troppo strano venire a conoscenza dei veri motivi di un’operazione finanziaria del genere. Quali possano essere lo ignoro ma di una cosa sono sicuro: chiunque compri la Roma o qualsiasi altra squadra in Italia di questi tempi, non lo farà mai per motivi sportivi, campanilistici, perchè ama i colori o il campionato più bello del mondo.

Se è un momento importante che i tifosi veglino, che non si viva con il solito approccio “facce vince” per poi insultare e contestare se le cose non dovessero andare bene. L’Europa è piena di esempi di finti salvatori, anche Americani, Liverpool docet, di squadre lasciate peggio di come sono state trovate. Non è detto che sia questo il caso, me lo auguro, ma che i tifosi per una volta non facciano solo i tifosi.

Il prezzo della Roma lo calcoleranno in milioni, il valore, nostro, è infinito.

Stefano Faccendini

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