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L’Hapoel Katamon, calcio e promozione sociale a Gerusalemme

Posted by thepeoplesgame su 10 ottobre 2010

Una storia simile a quella dell’FC United of Manchester, ma in Israele, a Gerusalemme. È quella dell’ Hapoel Katamon Jerusalem Football Club (HKJFC), prima squadra israeliana interamente di proprietà dei tifosi, che l’hanno creata, ripartendo dal basso, come reazione al profondo scontento per la gestione della loro squadra, l’HJFC.

L’ Hapoel Jerusalem Football Club (HJFC), fondato nel 1925, è il principale club della città di Gerusalemme (il primo a vincere un titolo nazionale, la coppa, nel 1973), ed uno dei più importanti di Israele. Inoltre, ha tradizionalmente avuto un ruolo pressoché unico nel panorama calcistico e sportivo nazionale, promuovendo inclusività, tolleranza e rispetto e considerando l’eredità culturale di Gerusalemme come una risorsa, con orgoglio ed in modo propositivo, mentre la città e gli altri principali esponenti a livello di club sono storicamente collegati all’ideologia di destra.

Nei primi ani ’90, quando per legge le squadre di calcio israeliane furono privatizzate, l’HJFC passò in mano a due uomini d’affari del settore immobiliare. Il loro arrivo ha coinciso con l’inizio della rovina del club, non solo a livello sportivo, peggiorata ulteriormente dalle liti tra i due soci e sfociata nella retrocessione, al termine della stagione 2006/07, nella terza serie nazionale. Nel frattempo i tifosi avevano cercato in ogni modo di spingere i due proprietari a lasciare l’HJFC, cercando nuovi acquirenti, ma nessuna delle trattative iniziate era andata in porto. L’unica alternativa per salvare il loro club e la sua identità era ormai farlo ripartire da zero, unendo agli aspetti sportivi la promozione sociale, diventando parte integrante della comunità di Gerusalemme e dintorni.

I tifosi dettero quindi vita ad un’organizzazione no profit che raccolse fondi (in particolare con quote di adesione equivalenti a circa 200 euro) e creò una nuova squadra, l’Hapoel Katamon Jerusalem Football Club (HKJFC), che prese il nome Katamon dal luogo dove sorgeva il mitico stadio dell’HJFC. Era nato il primo club nella storia dello sport di Israele di cui i tifosi fossero gli unici proprietari e gestori. Il 19 ottobre 2007, per la prima partita, nella quinta serie, la più bassa del calcio israeliano, 3.000 sostenitori seguirono la squadra in trasferta, mentre all’esordio casalingo erano in 5.600. Al terzo tentativo, alla fine della passata stagione, l’HKFC ha conquistato la promozione nella quarta serie (campionato appena iniziato), davanti a 4.500 persone, una giornata che resterà negli annali del club. Durante la stagione, la media era stata di 1.500-1.800 spettatori. Attualmente sono circa 400 i membri dell’ente no profit creata dai tifosi, ma grazie anche al salto di categoria si pensa di arrivare a più di 500 nelle prossime settimane.

Fuori dal campo, sono tante ed importanti le iniziative sociali intraprese dai tifosi dell’HKJFC, in stretta cooperazione con Israfans. Ad esempio, aiutano i bambini dei quartieri più disagiati nelle loro attività scolastiche ed extracurriculari, e danno lezioni di ebraico agli immigrati, favorendo così la loro integrazione. All’inizio del 2009 è nata una scuola calcio per i bambini della città e dei dintorni, sia arabi che ebrei, che coinvolge anche ragazzi disabili, sordi, o con problemi di sviluppo. Alla base di tutto, c’è la filosofia dei tifosi e quindi del nuovo club: salvare la squadra dai suoi (ad essere gentili) disinteressati proprietari ed insieme lavorare per il bene della comunità di Gerusalemme. L’HKJFC  è l’ambasciatore della fan ownership e dei comunity clubs in Israele.

Mentre l’HKJCF festeggiava la promozione, il vecchio club, l’HJFC, retrocedeva dalla seconda alla terza serie, abbandonando quindi il professionismo (la Federazione israeliana ha da poco cambiato le relative norme e sole le prime due serie sono prof). Certo i tifosi dell’HKJFC, così attivo e di successo in campo e fuori, amano ancora il loro vecchio club e vorrebbero salvarlo. Per ora, in attesa di avere la possibilità di esserne i proprietari, si dedicano con passione a quello che hanno fondato.

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