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Quello che Capello non dice – di Stefano Faccendini

Posted by thepeoplesgame su 8 novembre 2009

Pochi giorni fa Fabio Capello, Don Fabio, Fabio Massimo, Fabulous Capello, l’allenatore piu’ vincente del mondo, con il CV piu’ invidiabile del pianeta, ha lasciato il buon senso negli spogliatoi insieme alle casacche, ai birilli e agli scarpini dei giocatori della nazionale inglese. Come troppo spesso capita in Italia, persone con una parziale conoscenza di un argomento, nel senso sia di limitata che di parte, salgono su un pulpito, sempre generosamente offerto dai media, e sparano a zero nei confronti di qualcuno. Camuffano i loro contratti miliardari da scelte di vita e si sentono investiti della responsabilita’ di poter suggerire rimedi ai mali peggiori del paese. Parlando di calcio, la mascella piu’ quadrata del pallone nostrano non ha faticato ad individuare la causa degli stadi vuoti, degli insuccessi delle squadre italiane in Europa, del fallimento della candidatura all’organizzazione dei prossimi campionati continentali: gli ultras.

Secondo il Ct inglese, il calcio italiano e’ ancora ostaggio degli ultras, questa piaga sociale che anche le leggi piu’ rigide non sono riuscite a piegare perche’ nel nostro paese,  detto con quel distacco di chi si sente ormai felicemente adottato da un altro, nessuno e’ in grado di applicarle.Viene da chiedersi se Capello abbia mai visto una partita dagli spalti, insieme ai tifosi, quelle stesse persone che spesso lo osannano fino a quando capiscono che il suo cuore e’ piu’ duro e quadrato della mascella che lo ha reso cosi’ famoso. Probabilmente no, il solo contatto lo farebbe rabbrividire, lui, un esperto d’arte, un cittadino del mondo, a contatto con delle bestie illetterate pronte a strapparti un orecchio a morsi nel momento in cui la propria squadra va un gol sotto. Eppure, senza conoscere la realta’ dall’altra parte della recinzione, lui ha definito tutti gli ultras una piaga. Non quelli che, probabilmente, in passato si e’ trovato ad affrontare fuori il campo di allenamento del club che si trovava ad allenare. Non soltanto quelli che magari, se mai fosse accaduto, hanno minacciato qualcuno dei suoi giocatori o dei presidenti per cui ha lavorato. No. Tutti. Forse e’ parecchio che non si fa un giretto in Italia fuori dagli studi di Sky ma al momento piu’ che una minaccia i tifosi italiani si sentono minacciati. Leggi non applicate? Forse al momento sono anche troppo applicate, spesso a casaccio. I soprusi all’ordine del giorno, le incoerenze, le assurdita’, le difficolta’, le inefficienze, i divieti..e i tifosi, gli ultras, sarebbero la minaccia, la causa di questo enorme buco nero in cui il calcio italiano sta precipitando?

Facciamo un passo indietro e rinfreschiamogli la memoria. Nei due anni da lui passati a Torino, alla guida di una squadra che piu’ volte aveva dichiarato di non aver nessun interesse e stimolo ad allenare, la Vecchia Signora ha avuto due scudetti revocati. Nonostante si affretti sempre a precisare che sul campo i suoi ragazzi li avevano conquistati onestamente, resta il fatto che nessun altro la pensi cosi’ e che la Juventus abbia conosciuto la vergogna della Serie B per la prima volta nella sua storia. Capello non ne vuole sentir parlare. Lui e’ un vincente, lo e’ stato al Milan, al Real Madrid, per due volte, e alla Roma. Non importa quello che gli altri dicono, quello che l’Albo d’oro dice, lui quegli scudetti li ha vinti e basta.

Poco importa che il suo amico Luciano Moggi, da cui mai ha preso le distanze, con l’aiuto degli altri due componenti della Triade, passava giornate intere a parlare con arbitri, designatori e guardalinee, che gli avversari arrivavano decimati dalle squalifiche, che i fuorigioco a favore non erano visti mentre i falli si, anche quelli che non c’erano. Lui ha vinto e quando e’ scoppiata la bomba gia’ stava con un bicchiere di Rioja in mano in Plaza Major. Quello che e’ successo dopo non lo riguarda, a maggio lui ha vinto a giugno il problema era di chi era rimasto, i tifosi prima di tutto.

Il declino del calcio italiano e’ iniziato da li’, dalla sua partenza, e non perche’ il suo culo non grazi piu’ una delle panchine della Serie A. La maggior parte della gente ha avuto la conferma di decenni di sospetti, che tutto era gia’ deciso a favore dei solit,i pochi noti. Migliaia di persone ne hanno semplicemente avuto abbastanza e non sono tornate allo stadio. Ma quando cio’ e’ successo Capello era gia’ a Madrid. Lui non ha visto o non ha voluto vedere e sapere.

Mai nessuno si e’ sforzato di chiedergli di quei due anni, di come fosse possibile che lui non sapesse, che non notasse niente. Non in Italia, non in Spagna e soprattutto non in Inghilterra. Nessuno  puo’ rischiare di diventare persona non grata, di non essere ricevuto da sua maesta’ degli allenatori. Argomento tabu’. Milioni di persone prese in giro, partite truccate, risultati provocati, gente delusa, incazzata e lontana dal calcio per sempre come risultato.

Eppure sono gli ultras la sola piaga, i soli responsabili del declino. Quelle stesse persone che gli hanno fatto da colonna sonora per anni, che attiravano forse piu’ spettatori delle sue squadre estremamente pratiche ma poco spettacolari, che in molti casi lo hanno aiutato a superare ostacoli che dal campo sembravano impossibili.  Almeno per rispetto, per riconoscenza, avrebbe dovuto usare un altro tono, specificare meglio a chi si riferiva e invece niente. Una sentenza sputata la’, per i media, per compiacere come sempre la platea che pende dalle sue labbra, he aspetta esattamente quelle parole per stamparle a caratteri cubitali, per unirsi all’immenso plotone di esecuzione che al momento in Italia prova piacere a sparare agli ultras, ai tifosi violenti che rovinano il calcio e che neanche vengono puniti per questo.

Le sue due stagioni a Torino hanno fatto piu’ danni al calcio italiano che 20 anni di incidenti, visto che gli il periodo piu’ caldo, dal punto di vista della violenza, e’ stato anche il periodo migliore della Serie A, all’epoca definita il campionato piu’ bello e importante del mondo.

 Un bagno di umilta’ a volte fa miracoli e apre gli occhi ma dubito che Don Fabio ne abbia mai fatto uno.

Stefano Faccendini

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