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Azionariato popolare si può… perfino negli USA!

Posted by thepeoplesgame su 30 ottobre 2009

Azionariato popolare… sembra una chimera in Italia eppure ha funzionato, e con successo, addirittura negli USA, forse l’ultimo posto dove si potrebbe pensare.

Uno dei casi più importanti al mondo di club di proprietà dei tifosi è quello dei Green Bay Packers, una squadra di football americano con un assetto proprietario unico oltreoceano. In modo quasi incredibile, l’azionariato diffuso e la struttura non profit hanno resistito non solo al modello sportivo statunitense, basato sugli aspetti più spettacolari e commerciali, ma anche agli estremi sviluppi che esso ha conosciuto negli ultimi anni. Non solo, i Packers sono la squadra che ha vinto più campionati nella storia della NFL, ben dodici, l’unica ad aver vinto, e per ben due volte, tre campionati consecutivi; hanno vinto i primi due Superbowls, nel 1966 e 1967, oltre ad uno più recente nel 1997 e sono la seconda squadra ad aver disputato più finali (solo i Giants hanno giocato per più titoli). Queste caratteristiche ne fanno un caso di successo, sia sportivo che istituzionale, davvero unico nello sport statunitense ed una case history da studiare.

Green Bay, patria dei Packers, è una città del Wisconsin, nel Midwest, zona dalle profonde tradizioni indiane, la cui area metropolitana raggiunge i 200.000 abitanti. La città, detta Titletown per il numero di campionati vinti dalla squadra, ne conta circa 100.000, ed è di gran lunga la più piccola negli Stati Uniti ad essere sede di una franchigia NFL. L’economia della regione è basata sull’industria del legno e della carta, mentre negli ultimi anni l’area si è sviluppata anche come importante centro medico, con tre grandi ospedali, e come principale luogo di confezionamento della carne ad est del fiume Mississippi.

Il club venne fondato nel 1919 da Curly Lambeau, impiegato della della Indian Packing Company che aveva fondato il club, che ne fu il coach dal 1921 al 1949. I Greeb Bay Packers hanno avuto ben tre proprietari nei primi quattro anni di attività, dal 1919 al 1922. Dal primo, la Indian Packing Company, deriva il nome di Packers. Nel 1921 l’ impresa e tutti i suoi assets, compreso il club, furono acquistati da un’altra ditta del settore ed il club venne ammesso a partecipare all’antenata della NFL. Quando la società era già vicina alla bancarotta, la licenza fu revocata per l’uso illegale di alcuni giocatori, per poi essere restituita, con Curly Lambeau come proprietario.

Fu nel 1922, con i Packers vicini al fallimento, che scesero in campo i tifosi per la prima volta. L’editore del quotidiano locale riunì altri imprenditori e commercianti della zona, che misero insieme le forze e cancellarono i debiti (2500 dollari) per poi chiamare a raccolta la comunità: in un incontro a cui parteciparono oltre 400 persone fu stabilito di trasformare il club in un ente non-profit come fu poi registrato nell’agosto del 1923 con il nome di Green Bay Football Corporation. Durante la riunione venne decisa anche la prima emissione di azioni: ne furono vendute mille al prezzo di 5 dollari ciascuna e con l’accordo che ogni acquirente avrebbe comprato almeno sei abbonamenti stagionali. Turnbull, l’editore della Gazette, divenne il primo presidente del club.

Il secondo aumento di capitale avvenne nel 1935, dopo che il club era entrato in amministrazione controllata. Furono raccolti 15.000 dollari ed il club venne riorganizzato nella Green Bay Packers Inc., l’attuale denominazione. Il piano “Save the Packers” coinvolse cittadini di ogni età, occupazione ed estrazione sociale.

Nel 1950, dopo l’addio di Lambeau, gli amministratori modificarono lo statuto della società per rendere possibile la vendita di quasi 10.000 azioni, limitando allo stesso tempo il numero massimo che ciascun individuo poteva acquistarne. Le azioni furono acquistate da persone residenti in tutto il Wisconsin ma anche originarie della zona e trasferitesi in altri stati, per un totale di 118.000 dollari raccolti, di cui 50.00 solo nei primi undici giorni.

L’ultimo aumento di capitale si colloca tra la fine del 1997 e l’inizio del 1998 ed ha proporzioni impressionanti: sono stati aggiunti 105.989 nuovi azionisti per un totale di oltre 24 milioni di dollari (il prezzo di ciascuna azione era di 200 dollari), soldi impiegati per la ricostruzione dell’impianto sportivo, il Lambeau Field. La vendita delle azioni conobbe un picco durante le prime settimane di dicembre, perché venivano acquistate come regalo di Natale per sé o per altri tifosi. I nuovi azionisti provenivano da tutti i 50 stati, dalle Isole Vegini e dell’Isola di Guam.

Nel 2005 la rivista Forbes ha valutato i Packers 756 milioni di dollari.

I Green Bay Packers sono l’unica franchigia a proprietà diffusa e senza scopo di lucro tra le 32 della NFL. Attualmente, il capitale è formato da quasi 5 milioni di azioni, divise in un totale di oltre 100.000 azionisti. Le azioni includono il dirotto di voto, ma nessuna dà diritto a dividendi né vede il suo valore apprezzarsi, né ci sono privilegi per gli azionisti sull’acquisto di biglietti o abbonamenti. Le azioni non possono essere rivendute, se non al club stesso per una frazione del prezzo originale. Il trasferimento è ammesso solo in casi limitati, ad esempio tra parenti o in eredità. Per proteggere il team dalla possibilità di un takevoer, lo statuto vieta a qualsiasi individuo di possedere più di 200.000 azioni. Il club è letteralmente di proprietà dei suoi tifosi.

Ogni anno a luglio, allo stadio, si svolge l’assemblea degli azionisti, che elegge i 25 membri del consiglio direttivo, il quale a sua volta elegge il comitato esecutivo formato da presidente, il solo retribuito per l’incarico, vicepresidente, tesoriere, segretario ed altri tre membri.

È forte il coinvolgimento dei Packers nella comunità del Wisconsin e dell’Upper Michigan: il club ha ricevuto tanto dai tifosi e dalla gente del posto ed ha la responsabilità di dare qualcosa in cambio, in particolare attraverso la Green Bay Packers Foundation creata a fine 1986. I programmi della fondazione, che in dodici anni ha distribuito quasi 2 milioni di dollari,  riguardano in particolare l’assistenza ad altre organizzazioni non profit, iniziative per i giovani, il volontariato. L’obiettivo è avere un ruolo attivo e dare l’esempio nell’incoraggiare, ispirare e mantenere unita la gente che per quasi novanta anni ha contribuito in modo tanto importante alle vicende della squadra. Le organizzazioni di volontariato del Wisconsin guardano ai Packers per un aiuto nella loro attività, non solo contributi in denaro ma anche in natura e soprattutto in tempo, anche da parte dello staff tecnico e degli atleti, ad esempio tramite l’organizzazione di eventi per raccogliere fondi, la donazione di gadget e prodotti di merchandising, la partecipazione attiva ad esempio visitando gli ospedali. Il club ha cinque impiegati a tempo pieno e due part time che si occupano soltanto dei programmi per la comunità. Nel caso in cui la franchigia venisse venduta, tutto il ricavato rimanente dopo il pagamento delle spese dovrà andare alla fondazione.

Tutte le info sul sito web del club, http://www.packers.com

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