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I sogni del Manchester City, le pretese del Real. Ma non è (solo) il denaro a decidere sul campo – di Stefano Faccendini

Posted by thepeoplesgame su 26 ottobre 2009

Si dice che il denaro non possa comprare la felicità e, allo stesso modo, nel calcio non sempre il denaro riesce a comprare titoli e trofei sebbene, in entrambi i casi, sia di grande aiuto.

In Europa la scorsa estate due club hanno agitato più degli altri il libretto degli assegni pur essendo come tradizione, tifo e prestigio quasi agli antipodi: Il Manchester City e il Real Madrid.

L’entusiasmo dei tifosi del City si puo’ capire e fa  anche tenerezza. Dopo anni di retrocessioni, delusioni e sofferenze, hanno vinto il jackpot. L’arabo che li compra e tutto ad un tratto possono competere alla pari con i concittadini spocchiosi dello United. Non che la situazione per certi versi non preoccupi ma le varie domande imposte dalla coscienza, chi sono queste persone, perche’ vogliono investire in questo mondo, cosa succedera’ quando se ne andranno ecc, per il momento sono state rimosse.

Giocatori che non avrebbero mai degnato di uno sguardo la parte celeste di Manchester, Adebayor, Tevez, Robinho, Lescott, Bridge, Given, Tourè, hanno lottato con i denti affinche’ i rispettivi club li lasciassero andare destinazione Lancashire.

Vinceranno qualcosa? Difficile dirlo ma mai come in questa stagione sembra che il dominio delle solite Big Four sia in pericolo. In Mark Hughes hanno un allenatore serio e preparato, se non gli mettono fretta forse si ritrovera’ la chiave della loro stanza dei trofei, ormai sepolta da polvere e ragnatele.

Discorso completamente diverso per gli ex galacticos e attuali florentinos. Il triplete del Barcellona, poi diventato cinquina, proprio non e’ andato giu’. L’esempio offerto dai Catalani, con sette giocatori del vivaio in campo nella finale di Roma, non ha insinuato nessun dubbio nella mentalita’ della societa’ e del tifo madridista. L’idea di costruire qualcosa, la pazzia di affidarsi ad un allenatore per qualche anno invece che per pochi mesi, non ha fatto breccia nell’arrogante approccio miliardario del club di Concha Espina.

La vergognosa stampa della capitale spagnola ha in fretta liquidato i successi degli odiati blaugrana sprecando fiumi di inchiostro e di saliva in favore del Salvatore, quel Florentino Perez a cui tutto è perdonato, anche costruire degli improbabili grattacieli sul terreno dove era il campo di allenamento del Real. Un’area donata dal comune che nel momento della speculazione immobiliare e’ stata venduta a peso d’oro per ripianare i debiti della societa’ piu’ titolata d’Europa senza riconoscere all’ayuntamiento neanche un euro.

Ma Perez era stato colui che aveva costruito il mito dei Galacticos, la squadra di Zidane, Beckham, Ronaldo e Figo, e lo aveva di fatto anche distrutto quando aveva licenziato Vicente Del Bosque, un allenatore che in quattro stagioni aveva vinto due campionati, due Champions, una Supercoppa di Spagna, una Europea e una Coppa Intercontinentale, solo perche’ non abbastanza di alto profilo.

Eppure lo hanno rivoluto, votato e acclamato. E’ tornato a furor di popolo promettendo i Kaka’ e i nuovi Ronaldo di questo mondo, puntualmente pagati a peso d’oro e presentati in un Bernabeu tutto esaurito. Pagati talmente tanto che addirittura una persona con una certa dose di pelo sullo stomaco come Silvio Berlusconi, ha definito certe cifre in tempo di crisi “immorali”.

Ma questo vuole il pubblico del Madrid, campioni, bel gioco, trofei, costi quel che costi (e non sono, sia chiaro, i soldi dei soci a garantire questi contratti) ed il prima possibile.

Eppure, dopo averli visti in piu’ di qualche occasione i dubbi rimangono. Il gioco non e’ fluido e tantomeno bello, la difesa fa acqua. Il dover far giocare per forza certi nomi non rende la squadra equilibrata. La sconfitta a Siviglia, il colpaccio del Milan dei “pensionati”, il pareggio a reti bianche contro lo Sporting (lo scorso anno in due partite gliene avevano rifilati 11) ed ecco che tutto sembra un “deja vu”. I giocatori accusati di fare la bella vita, l’allenatore, Manuel Pellegrini ex Villarreal, di non essere all’altezza.

Quest’anno la finale di Champions sarà al Bernabeu, per il Real sarebbe la decima, per Perez un sogno di eternità. Un sogno pagato a caro prezzo, circa 250 milioni di euro, ma che potrebbe svanire davanti ai suoi occhi sempre per colpa dello stesso aggeggio. Una maledetta sfera di cuoio che rotola su un prato verde.

Stefano Faccendini

Una Risposta to “I sogni del Manchester City, le pretese del Real. Ma non è (solo) il denaro a decidere sul campo – di Stefano Faccendini”

  1. thepeoplesgame said

    Tempismo perfetto per le riflessioni sul gioco del Real, che ieri ne ha beccati quattro da una squadra di serie C, aprendo ufficialmente la crisi.
    http://www.gazzetta.it/Speciali/Calcio/MilanReal_2009/28-10-2009/real-crolla-coppa-re-601773312704.shtml

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