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Chi ha paura dei supporters trust? La Premier League vuole uccidere SD e tutto il movimento

Posted by thepeoplesgame su 12 giugno 2011

Supporters Direct ed il movimento dei tifosi responsabili, che stanno cercando con ottimi risultati di cambiare il mondo del calcio, riportando alla base valori come democraticità, trasparenza e sostenibilità, sono diventati scomodi. Troppo scomodi. Tanto che l’esistenza stessa dell’organizzazione inglese è in questi giorni gravemente minacciata dalla decisione della Football Foundation di non rinnovare il finanziamento che è alla base dell’attività di Supporters Direct. Il grosso dei fondi a disposizione di SD arriva dal Football Stadium Improvement Fund (FSIF), ovvero in pratica, indirettamente, dalla Premier League.

Dalla sua fondazione nel 2000, Supporters Direct ha aiutato a formare circa 180 trust, con un totale di circa 270.000 iscritti, contribuendo fattivamente a salvare quasi 50 club tra calcio e rygby, portati al fallimento dai loro “benefattori”. SD ha avuto un ruolo fondamentale nella diffusione in Inghilterra e in Europa di un nuovo approccio dei tifosi verso i loro club ed il calcio in generale, un approccio proattivo, in cui i sostenitori hanno preso coscienza della loro forza e si sono uniti in modo democratico e responsabile per il bene delle loro squadre. L’influenza positiva sul calcio e sulla società del lavoro di SD è stata riconosciuta ed incoraggiata dalle istituzioni europee e dal parlamento inglese che nella recente inchiesta sullo stato del calcio nazionale ha recepito i suggerimenti di SD per promuovere il coinvolgimento attivo dei tifosi nella vita, nella gestione e nella proprietà dei club, in linea con il concetto di “Big Society” portato avanti dalla nuova coalizione di governo. Proprio questa nuova inchiesta, che i vertici della Premier League stanno cercando di far passare per un’idiozia, potrebbe vedere il campionato di calcio più ricco del mondo chiamato a rispondere su temi importanti e delicati.

A qualcuno tutto questo doveva fare fastidio. A chi vuole che il calcio sia un solo un business, a chi vuole tenerne ben salde le redini a discapito dell’unica parte rimasta vera, i tifosi (e non i clienti). Il modo più semplice per proteggere i loro interessi dall’influenza crescente del movimento guidato da Supporters Direct era tagliare i fondi che permettono di portare avanti questa rivoluzione.

Per farlo, è stato usato un pretesto ridicolo: dei messaggi scritti sul proprio account Twitter dal direttore generale di SD, Dave Boyle, appena dopo la promozione del Wimbledon, di cui è da tifoso da sempre, giudicati offensivi e blasfemi, in particolare verso i “giudici” che autorizzarono il trasferimento del Wimbledon a Milton Keynes. Espressioni forse eccessive, di cui Boyle si è scusato e da cui SD si è dissociata, usate da un tifoso che stava celebrando una grande vittoria e anche una grande vendetta per un torto impossibile da dimenticare. Purtroppo, era proprio quello che qualcuno aspettava per potervisi attaccare, in mancanza di meglio.

L’attività e l’influenza dei supporters’ trust non è limitata alle serie minori, dove si trovano i 19 club totalmente in mano ai loro tifosi. Lo Swansea City ha come terzo maggior azionista il trust dei tifosi, con il 19,99% del capitale sociale. Il trust dell’Arsenal ha una quota piccola ma influente che sta difendendo con le unghie dopo l’ultimo cambio di proprietà. Il trust del Liverpool ha avuto un ruolo importante nella “cacciata” dei proprietari americani e lo stesso sta cercando di fare quello del Manchester United in lotta contro Glazer.

Ieri il direttivo di SD si è riunito in una sessione di emergenza (qui il resoconto):  sono state accettate le dimissioni di Dave Boyle da Chief Executive (Direttore Generale), sostituito da Brian Burgess a partire da ieri, ed è stato formato un comitato all’interno del direttivo per gestire questa fase di crisi. Si comincerà quindi da subito a proteggere il lavoro in Scozia, nel resto d’Europa e nel rugby, che è sostenuto in altri modi (tra le fonti il governo scozzese, l’Uefa e la lega del rugby) e a cercare nuove forme di finanziamento, compresa una collaborazione con il Premier League Fans’ Fund.

Ma tocca anche a tutti i tifosi coinvolti nel movimento della fan ownership, tutti i tifosi che vogliono un calcio migliore, più pulito, più sano, che li rispetti invece di sfruttarli, lottare per difendere Supporters Direct, le meravigliose persone che vi lavorano e rischiano il posto, e tutti i principi per cui si battono, in Inghilterra, in Europa e anche oltre. Chi crede in questo movimento, che raccoglie centinaia di migliaia di tifosi che hanno a cuore solo il bene del calcio e dei loro club, e che hanno dimostrato di essere capaci di cose incredibili, chi non vuole che tutto questo finisca facendo vincere chi dalla sua ha solo avidità e denaro, è chiamato a mobilitarsi. Intanto, è nato un gruppo su Facebook per chi vuole dare il proprio sostegno morale a SD: si chiama “Supporters Direct has my support”.

(Su questo argomento, gli articoli di David Conn, oggi, per il Guardian, e When Saturday Comes, Guardian e Soccer Issue. Aggiornamneto di lunedì 13 giugno: l’articolo di TwoHundredsPerCent)

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